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Bonus videogames nel Decreto Rilancio: i dettagli

Il governo non ha dimenticato i videogiochi – e più precisamente l’industria videoludica italiana – nel decreto rilancio presentato ieri sera in conferenza stampa dal Presidente del Consiglio Conte e da alcuni ministro (tra i quali Bellanova e Speranza, ndr). Nel provvedimento è prevista l’istituzione di un fondo di 4 milioni di Euro per la ripartenza dell’industria del videogame in Italia. La notizia è stata riportata praticamente da tutti i quotidiani italiani.

Il fondo si chiama First Playable Fund, è stato istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico e ha una dotazione iniziale, per l’appunto, di 4 milioni di Euro. La dotazione iniziale comporta che si possa eventualmente rivedere al rialzo la stima economica. Al momento la notizia è stata accolta con cautela da Mauro Fanelli, Vicepresidente e Rappresentante dell’Iidea – Italian Interactive Digital Entertainment Association. Come ha potuto spiegare, non essendo ancora pubblicato il testo ufficiale del decreto, non è possibile sbilanciarsi in valutazioni nel merito. Qualora il provvedimento fosse stato stralciato, l’associazione è pronta a lavorare per reintrodurlo nel prossimo DPCM.

Stando quindi alle indiscrezioni, il fondo dovrebbe sostenere lo sviluppo dell’industria dei videogiochi a livello nazionale mediante erogazione di contributi a fondo perduto, riconosciuti nella misura del 50 % delle spese ammissibili e per un importo compreso da 10.000 a 200.000 euro per singolo prototipo. È probabile che qualcosa sia stato tagliato, magari sull’importo massimo. Ma l’inserimento di questa industria nel Decreto Rilancio è il primo segno di riconoscimento concreto da parte delle istituzioni al mondo dei videogames. Un provvedimento che risulta coerente se considerato nella spinta al digitale che caratterizza la produzione politica e i DPCM dall’inizio del lockdown.

D’altra parte i videogiochi hanno giocato un ruolo importante proprio nel lockdown, aiutando i più e i meno giovani a passare parte del tempo in cui si è stati costretti in casa. Il provvedimento sembra mirato a tenere le industrie italiane del settore al passo – quantomeno – dei rivali europei. Anche in considerazione del fatto che un provvedimento simile è stato preso nelle scorse settimane da Danimarca, Germania e Francia tra le altre.

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