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Droni che sembrano uccelli: ecco perché PigeonBot può diventare un problema

È stato presentato pochi giorni fa PigeonBot, un drone di ultima generazione ispirato all’anatomia del piccione. Il dispositivo è il frutto del lavoro di un team di ricercatori dell’Università  di Stanford. Il team è capitanato da David Lentink e ha pubblicato la descrizione di PigeonBot su Science e su Science Robotics. PigeonBot promette di rivoluzionare l’utilizzo dei droni in particolari situazioni atmosferiche. Il drone, infatti, “funziona” come un piccione a tutti gli effetti. La sua struttura, che replica quella del volatile, consente al drone di reggere l’urto in particolari condizioni di vento e, quindi, di “volare” in modo del tutto simile ai…suoi simili.

PigeonBot ha ali pieghevoli e articolate realizzate con 40 vere piume, che gli consentono di gestire il volo anche in presenza di turbolenze, a differenti dei “classici” droni che hanno mostrato problemi di eccessiva rigidità . Sono le articolazioni del polso e delle dita dell’animale elettronico a comandare i movimenti delle piume, che aderiscono le une alle altre come succede per il velcro. Come ogni drone, nel corpo del piccione c’è un GPS per la posizione e il ricevitore per il telecomando.

Gli usi di PigeonBot potranno essere i più disparati. I ricercatori affermano che la frontiera più vicina sia quella legata a un migliore studio del volo e delle migrazioni degli uccelli. Sarà  molto più facile seguirli grazie a droni “infiltrati” negli stormi. Insieme all’entusiasmo per l’invenzione, arrivano anche le perplessità . Sarà  possibile distinguere questi oggetti dai veri volatili? I droni sono spesso utilizzati anche in territori di guerra: potrebbe PigeonBot costituire un nuovo pericolo in zone a rischio, come drone pericoloso non riconoscibile?
Uno scenario forse “aumentato” da serie tv come Black Mirror, ma che non sembra poi tanto lontana dalla realtà .

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